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Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA



LA PROVINCIA – mercoledì 2 marzo 2005
TEATRO DA RICREARE
Il gusto per la Commedia dell’Arte
di Lucia Baroni Marino

Erano anni che ripensavo ad un piccolo teatro che richiamasse le sinergie del territorio quali il culto della tavola contadino, la musica folk, le danze ancestrali e le fragranze più aromatiche. Il tutto per stare bene insieme, a conferma che l’arte esiste per ri-creare la sua stessa storia nei vari aspetti della vita. Oggi non è più un sogno. Grazie alla sua tenacia e caparbietà, è divenuto un progetto ben riuscito, che si è fatto spazio nel seicentesco convento dei Cappuccini; precisamente in un antichissimo corridoio, originariamente adibito a stalla, e dove si vede a prima vista che l’intero restauro, in particolare quello della volta, a canne intrecciate, è stato realizzato secondo le più scrupolose indicazioni di carattere conservativo. E, così, Paola Scialis, ieri l’altro ha presentato ai giornalisti, durante la conferenza stampa, la novità del momento: il recupero della Commedia dell’Arte. A suo fianco presenti Antonello Antonante, direttore del Teatro Stabile di Innovazione all’Acquario di Cosenza e Francesco Saliceti, responsabile club, in Calabria, di Papillon. Entrambi entusiasti di questa marcia in più che verrà data al piccolo teatro, hanno pronunciato la loro conferma alla Scialis, sostenendo quanto sia stata faticosa, difficile ed impegnativa questa scelta di lavoro culturale, applicata al teatro, e nata in un piccolo paese come Belmonte, dove finalmente il  gusto del teatro troverà la sua fusione nella musica e nei sapori della tavola. Le ragioni dell’investimento, sostenuto esclusivamente dalla forza e dall’affetto della famiglia, dove la regola vigente è la regola tutti per uno, hanno fatto riflettere la stessa Scialis, anche perché in passato ha pagato in prima persona, sulle tante speranze dei giovani che, votati come lei al teatro, hanno dovuto far marcia indietro, rispetto ai loro sogni, per aver trovato le porte sbarrate dalle stesse Istituzioni. A fine lavori una sorpresa generale: Giada Grandinetti e Monica Rovito che gravitano negli ambienti regionali di innovazione e di ricerca teatrale, hanno offerto un saggio dell’arte mimica, interpretando con disinvoltura e abilità i gesti di due affamati quanto rivali malfattori che litigano intorno ad una fumante pentola di fagioli. Non di meno la performance di Roberta Del Rosario, travestita nei panni di un frate cappuccini benedicente, con andatura parkinsoniana; e quella di altri due ragazzi- comparsa, camuffati da monaci, rigorosamente incappucciati, che si sono occupati dell’accensione delle candele ai tavole e della distribuzione di varie pietanze agli amici presenti, con indosso un saio a minigonna. Una serata, quindi, originale e alquanto creativa dal punto di vista artistico, ma soprattutto indicativa per quella certezza, che vorrà perseguire Paola Scialis, di rispolverare nel Convento dei Cappuccini, quella stessa storia che l’ha connotata per secoli. Ma non solo. Accanto ad essa, inoltre, prenderanno vita le tradizioni orali, e le microstorie di un passato seminascosto, ma che comunque appartengono ad una Calabria che, come l’araba fenice, chiede di rigenerarsi ogni giorno.    


PROGETTO CITTA’ – Marzo 2005   pag.18
STORIA, SUONI, ODORI, SAPORI AL RISTOREVENTI DI PAOLA SCIALIS
A Belmonte Antonante e Saliceti hanno tenuto a battesimo “I Cappuccini”
di Vincenzo Pellegrino

Dopo gli “assaggi” dell’estate scorsa e gli incoraggiamenti di amici e conoscenti le cene teatrali di Paola Scialis hanno avviato i primi di Marzo il rodaggio del Ristoreventi I Cappuccini a Belmonte Calabro, centrato sulla triade Teatro, Musica, Cucina. Dopo un accurato restauro dei locali (“eseguito tutto con fondi privati”, è stato sottolineato nel corso dell’inaugurazione svoltasi il 28 febbraio scorso) prende quindi più compiutamente corpo l’idea pervicacemente inseguita dalla “Vitriola” di andare alla ricerca di storia, suoni, odori e sapori dimenticati, da offrire anche ad un pubblico più vasto visto che, in vista dell’estate prossima, è stata stipulata una convenzione con la struttura alberghiera del Villaggio Albergo Belmonte. Un fitto programma che non si propone soltanto la rivalutazione di tradizioni e sapori, ma si pone l’obiettivo, di farli rivivere rendendo i commensali protagonisti attivi. Così, per esempio, in vista della vendemmia, sono previste visite guidate a cantine e degustazioni di vini calabresi, ma anche la raccolta dell’uva e la vendemmia. Altrettanto interessanti i week-end che prevedono partecipazioni a laboratori di cucina calabrese sotto la sapiente guida di massaie locali. Insomma un progetto quello di Paola Scialis che spera di avviare un processo virtuoso di collaborazione con tutte le risorse locali (le passeggiate avranno destinazione le campagne per favorire l’acquisto diretto dei prodotti da consumare a pranzo o da portar via). Queste e le altre offerte del Ristoreventi I Cappuccini, sono state illustrate dall’ideatrice, che ha voluto accanto a sé nella serata inaugurale, Antonello Antonante, direttore del Centro Rat di Cosenza, e Francesco Saliceti, responsabile del Club Papillon della Calabria. Il primo, che ha fatto omaggio di versi sentiti alla padrona di casa, ha esaltato il coraggio di questa iniziativa. “Perché il teatro vive un momento difficile, e se in un paese così piccolo del sud spunta un’iniziativa come questa non si può non plaudire al coraggio per questa scelta netta in direzione della cultura e dell’accoglienza. (….) Un valore aggiunto – ha detto ancora il direttore del teatro stabile di innovazione – è qui costituito da una struttura pregnante di storia, che è stata ristrutturata con pazienza e abilità, e dalla incontaminata bellezza dei luoghi”. Incoraggiamento convinto anche da parte di Saliceti perché “Paola ha capito che il futuro dei giovani è qui, nella nostra terra”. Saliceti ha poi trovato il modo di ricordare anche don Giussani, da poco scomparso, il quale riteneva che dopo la musica e la poesia, il cibo e il vino, potessero rappresentare una elevazione al rango di arte. ….Nel corso dell’inaugurazione si sono esibite applaudite performance di Enzo Ruffolo, Nando Brusco, Gerardo Vespucci e delle attrici Monica Rovito, Giada Grandinetti e Roberta Del Rosario

IL QUOTIDIANO – venerdì 8 aprile 2005-10-19
STORIE DI BRIGANTI TRA MUSICA E CUCINA
Turismo teatrale a Belmonte Calabro
di Rino Amato

Si aggira la Vitriola tra le mura del Convento con le sue storie di genti e di briganti “calavrisi”! Nello stupendo scenario naturale dell’antico borgo collinare, poggiato tra cielo e mare sul litorale tirrenico casentino, è ritornato a nuova vita l’antico Convento dei Cappuccini con l’originalità di una eccellente iniziativa di carattere turistico teatrale portata avanti dall’attrice Paola Scialis. Coniugando la sua passione per il teatro alla vocazione primaria del territorio ha ottenuto il giusto risultato di conciliare cultura e turismo, adattando a ristorante –teatro l’antica sede dove i monaci Cappuccini tenevano i loro umili cenacoli. Ed ecco nato Vitriol ,la tavola della Vitriola. Il pranzo spettacolo offerto dall’attrice, nei panni della Vitriola, la vecchia popolana belmontese dell’ottocento che, tra una pietanza e l’altra di stretta tradizione calabrese, si aggira tra i tavoli con la sua lingua al vetriolo, la sua fisicità e, più che altro, la sua orgogliosa calabresità, che riporta lo spettatore commensale alle ingiustizie, le superstizioni  e le passioni di briganti e poveri contadini. Ottima la scelta dei testi, da Dumas a Nicola Misasi, tra i tanti scrittori calabresi e viaggiatori stranieri dal 1700 in poi. L’interpretazione dei brani è condita dalle musiche etniche ben miscelate tra i vari strumenti da Gerardo Vespucci. In termini teatrali diremmo ottima l’interpretazione, così come la scena e i costumi, guidata da un’attenta regia. Altri gruppi si alternano nelle serate a tema. Il pranzo spettacolo, servito da personale in abito da frate, si è svolto nel “ristoreventi” I Cappuccini, situato nella parte alta di Belmonte paese, all’interno dell’antico Convento. Il potenziale turistico è stato sponsorizzato immediatamente dall’agenzia turistica cosentina Blugajavacanze, referente dell’iniziativa, che lo estenderà alla ricettività alberghiera per flussi turistici da spostare sulle comunità montane del territorio, fuori dai circuiti classici e a stretto contato con la cultura del luogo. Poco distante dai Cappuccini è già in funzione un buon villaggio albergo. Un buon esempio di come l’iniziativa privata agevoli il turismo culturale, aprendo ai visitatori strutture altrimenti dimenticate, diversificando e specializzando l’offerta, che gli enti pubblici dovrebbero assolutamente agevolare e inserire nei loro programmi in un territorio a spiccata vocazione turistica. ….Un momento e una cena particolari per verificare come il Teatro, la Musica e la Cucina possono giocare insieme a meravigliare e incantarci.


IL QUOTIDIANO – giovedì 7 luglio 2005
BELMONTE, UN SALTO NEL MEDIOEVO
Costumi di un tempo, piatti tipici e vino serviti nella suggestiva cornice del castello
di  Ernesto Pastore

Belmonte diventa un’ideale macchina del tempo di cui servirsi per riscoprire i piaceri e la vita di un passato, tanto rimpianto in un tempo in cui lo stress e la velocità vincono sulla tranquillità e sulla calma. L’antico Convento dei Cappuccini, situato sulla parte alta della cittadina tirrenica, ospita di frequente una serie di rappresentazioni teatrali miste al gusto della cucina e dei sapori di un volta, e così tra frati e principesse sembra di essere tornati nel medioevo e bere il vino nei calici in terracotta fa immedesimare anche il commensale nella parte da recitare. L’idea è venuta ad una giovane attrice, Paola Scialis, che ha messo insieme, come in un calderone da fattucchiera, tutte le sue esperienze e, soprattutto, i luoghi in cui è cresciuta, facendo rinascere il Convento dei Cappuccini e dandogli nuova vita, riproponendolo nella forma moderna di attrazione turistico-teatrale. Gli ospiti del Convento, oltre a degustare cibi e bevande in rigoroso stile medioevale, assistono ad uno spettacolo originale, portato in scena con abile maestria. Tanti gli eventi  i percorsi artistici proposti: dalle cene duecentesche alle cene folk senza dimenticare la “Vitriola”, una giovane donna ottocentesca, che si presenta al pubblico in costume belmontese, “i cui sguardi sono come lance acuminate, penetrano negli animi, le sue parole al vetriolo, provenienti dagli abissi profondi della verità, sconvolgono le menti, è un monumento vivente che testimoniando il passato si pone come nume tutelare dell’identità calabra”. Storia e profumi, mistero e sapori, suggestione o realtà? Per coloro che volessero percorrere un viaggio nel tempo basta un click al sito  HYPERLINK "http://www.icappuccini.info" www.icappuccini.info

ERASMO
Bollettino d’informazione del Grande Oriente d’Italia – 31 Luglio 2005

Settimana di grandi eventi per la Loggia “Monti d’Arete” di Amantea (1194) guidata dal Maestro Venerabile Franco Luigi Meneghino. (…..)Imponente la partecipazione delle rappresentanze delle Logge calabresi  che si è ripetuta sette giorni più tardi, sempre a Belmonte, in un’agape rituale che si è tenuta in occasione del solstizio d’estate nella suggestiva atmosfera del dismesso Convento dei Cappuccini , ora trasformato in un rinomato ristorante. (…)

LA PROVINCIA – venerdì 26 agosto 2005
VITRIOL IN SCENA
Alle radici della calabresità

Un teatro di ricerca e arte culinaria calabrese, un binomio singolare per la riuscita dello spettacolo di degustazione teatrale Vitriol, inserito nel Festival Leoncavallo e tenutosi nel Chiostro del Palazzo Municipale di Montalto Uffugo. Nuovamente alle radici della calabresità, l’innovativo modo di recitare, l’interazione col pubblico che partecipa attivamente alla narrazione, gustando contemporaneamente i tipici prodotti calabresi, hanno acceso l’entusiasmo e la curiosità. Lo spettacolo, ambientato nella Calabria della fine del 1700 propone una ruvida e burbera brigantessa, impersonata dall’attrice Paola Scialis, che regge la scena dall’inizio alla fine aiutata solo dalle musiche dal vivo, cantate e suonate dal maestro Gerardo Vespucci. Con fare tipico delle nostre contadine del passato, la bella brigante, così si definisce la protagonista, interloquisce col pubblico, adattando con molta elasticità la narrazione e passando dal testo a situazioni momentanee che la platea le presenta, apostrofa la gente che si alza, redarguisce i più rumorosi e brinda e mangia con loro, il convivio che la scenografia alle sue spalle prepara. Con questa agape culturale entra il cibo nel teatro, cuoche e camerieri, posti al fondo della scena, offrono i presenti prodotti locali, vino rosso di Calabria rosso e forte come questa terra, dolci pomodori di Belmonte succulenti come le parole che accompagnano la narrazione, piccanti cipolle e peperoncini che adatti all’asprezza dei contadini del nostro passato, protagonisti e filo conduttore della narrazione scenica. Il palco è quello del momento, a piedi scalzi e in abito folkloristico la brigante sfrutta gli angoli del Chiostro Domenicano, ora seduta sotto un arco, ora appoggiata all’inferriata alta; a volta quasi a corpo a corpo con il pubblico, in un sapiente rimprovero previsto dal copione, altre mentre alza il bicchiere per brindare con gesti marcati e grami delle donne calabresi. Tutto, in lei e nel testo, parla di Calabria. “E’ un grido d’amore per la mia terra” dice la Scialis. Questo lavoro è frutto di una sua ricerca sui calabresi, attraverso  autori stranieri della letteratura di viaggio che hanno scritto di questa terra come Alexandre Dumas, e di alcuni testi di autori cosentini come Nicola Misasi, vissuto nell’epoca a cavallo tra il 1800 e il 1900. Anche le musiche come le serenate e la strina augurale sono tipiche dei paesi del casentino e sono state eseguite con strumenti della tradizione calabra come la chitarra battente e il tamburello. La proposta di questo arguto spettacolo  si è bene incastonata tra le scelte artistiche festivaliere per la rivalutazione della cultura Calabrese e la riscoperta dell’appartenenza ad essa.

MYTHOS – Settembre /Ottobre 2005
I CAPPUCCINI DI BELMONTE CALABRO
di Sergio Zanardi

Poco oltre l’abitato antico di Belmonte, paese medioevale arrampicato sulla cima di un monte, con un impianto urbano ben conservato e con un territorio comunale caratterizzato la pittoresche contrade, si trova quello che, fino ai primi anni dell’800 era un Convento di Cappuccini. Espropriato dai francesi, come furono espropriati quasi tutti i Conventi di quel tempo, il monastero fu acquistato dalla famiglia Del Giudice. In questo luogo che ancora emana il sapore di cose antiche, Paola Scialis, rampolla discendente di questa famiglia, dopo averne restaurato una parte, in quella che era l’antica stalla, accoglie gli ospiti, per offrire cibi tradizionali e di sapiente fattura, serviti in tavola da un cameriere vestito da frate, o da paggio ottocentesco, mentre lei, da brava attrice qual è, si esibisce in rappresentazioni teatrali. L’esterno dell’antico edificio, costruito nel XVII secolo, è caratterizzato dalla chiesa e dal basso campanile in mattoni rossi; si entra da una piccola porta e attraverso un corridoio colonnato che transita a lato del chiostro al cui centro fa bella mostra il classico pozzo, si giunge nella parte posteriore, dove i frati, una volta, curavano piante officinali, agrumi e ortaggi; l’aria è pregna del profumo di menta e salvia e il silenzio è rotto dall’acqua di una sorgente che scorre; dall’agrumeto la vista spazia fino al mare, transitando sul campanile del centro storico. Una fila di luminarie accese conduce alla vecchia stalla, ora sala ristorante. Gli ospiti sono accolti dalla luce soffusa delle candele, dalle note garbate di armoniosi brani musicali e da due lunghe e strette tavolate, dispostesi ai lati del locale. Accompagnata dalle musiche di Gerardo Vespucci , vestita con costumi d’epoca originali, tra una portata e l’altra, Paola, in un ciclo di serate a tema, racconterà episodi di brigantaggio calabrese, storie di donne coriacee, la storia della fondazione del Convento, la vita condotta al suo interno, e il momento dell’esproprio, oltre ad altre vicende storiche della Calabria. Insomma per gli affamati anche di storia, e non solo di gustosità, questo è il luogo giusto. Per prenotare un posto a tavola, chiamare il 3396195901, per visitare il sito digitare www.icappuccini.info    



Articolo Slow Food di Soverato
La visita a Belmonte tra pomodori, spettacolo teatrale e buona cucina.


Si fa un gran parlare del famoso pomodoro di Belmonte. In effetti una visita in quel territorio vale proprio la pena farla. I soci del convivium slow food di Soverato, si sono ritagliati una giornata speciale, nel periodo di massima raccolta di questa specie interessante di pomodoro con la forma a  “cuore di bue”. Accompagnati dall’agronomo Giovanni Arlia , che in collaborazione con i produttori aderenti all’APB( associazione pomodoro di Belmonte” si è occupato del disciplinare)  , è stata condotta la visita a quattro campi di coltivazione, alla scoperta delle differenze e delle specialità.
Questo pomodoro, che nella versione gigante può pesare anche 1,5 kg, si presenta con una buccia molto sottile, una polpa piena con pochissimi semi. Una delizia che viene coltivata esclusivamente in pieno campo e che per le sue caratteristiche merita di essere salvaguardata , conservandone il germoplasma per  evitarne contraffazioni. Slow food, che della biodiversità fa un cavallo di battaglia ,sicuramente si attiverà per sostenere quei piccoli produttori che con pazienza e tenacia si occupano di questa coltivazione, tramandandone le sementi.
La visita è stata accompagnata anche dalle informazioni sugli aspetti di marketing fornite da Rosario  De Micheli   che ha fatto una tesi di laurea sugli aspetti economici di questo ecotipo.
Dopo la passeggiata tra i filari di pomodori,c’è stata  la sosta presso il punto vendita di Colavolpe, il bellissimo emporio con i migliori prodotti dell’eccellenza  enogastronomica Calabrese. In degustazione il fico dottatto, uno dei presidi Slow food.
La sosta a pranzo presso “I Cappuccin”i, il ristoreventi di Belmonte  ha letteralmente catturato tutti i presenti.La proprietaria Paola Scialis, accompagnata dalle musiche di Gerardo Vespucci , ci ha fatto capire che la cucina è come il teatro: arte della seduzione, della memoria ,della nostalgia di tutto quello che il cuore e la lingua sentono quando si prepara o si mangia una pietanza. L’ambientazione nei locali dell’ex convento, le portate servite da camerieri con il saio, le note di chitarra battente, fisarmonica e lira del maestro Amerigo Vespucci, hanno fatto da coreografia alla recita della Vitriola, sapientemente interpetrata da Paola Scialis, nella parte della donna Calabrese che racconta i fatti dei briganti con il suo sguardo vitreo e pungente.
Le buone pietanze dai forti sapori dell’orto e delle carni, innaffiate da un buon vino contadino sono state servite intercalando le portate con le recite ed i canti popolari.
Per finire in bellezza, la giornata è stata conclusa con la visita al centro storico di Longobardi, ricco di palazzi e di vedute panoramiche sul golfo e sulle isole Eolie; ad accompagnarci nella visita l’ avvocato Nicola Bruno ,  che da appassionato cultore della storia locale ci ha condotto tra i vicoli e nei cortili delle dimore signorili, raccontandone la storia e gli aneddoti.
Un’ultima degustazione di pomodoro di Belmonte e di tanti prodotti del laboratorio “Melissa”( dolci, liquori e marmellate), ha chiuso una  giornata  davvero indimenticabile.
Marisa Gigliotti


CIVILTA’ DELLA TAVOLA  
ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA
N. 213 FEBBRAIO 2010, PAG. 58

Cosenza, 16 ottobre 2009
Le vivande servite:
griselle, frittata di cipolla, frittata di erbette selvatiche, ricotta; zuppa contadina, pasta di casa al coniglio campagnolo,; il signore dell’aia; pennuto “impapocchiato”; patate al forno; melanzane a fu ghetto; crostata alla mostarda d’uva; fichi secchi.
I vini in tavola: vino locale di Belmonte Calabro.
Commenti:La cena ecumenica si è svolto nel corso di una serata riuscitissima e originale, in cui la giusta combinazione di cibo, musica e teatro ha creato una suggestiva rievocazione della vita e della cucina dell’aia. A ciò ha contribuito in maniera significativa anche la dotta ed esauriente relazione sul tema tenuta dal Simposiarca Giuseppe Ginnico. Rustico e legato al territorio l’antipasto con l’eccellente ricotta  di pecora prodotta al momento, srvito in piedi nell’antico chiostro popolato di figuranti in costume che rievocavano le attività dell’economia agricola e pastorale, mentre la cena, servita nell’antico refettorio dalla volta a botte, su stretti tavoli posti lungo le pareti, è stata un’antologia dei sapori contadini più genuini. Nonché delle ricette che vedono protagonisti gli animali più significativi dell’aia. Tutte le portate sono state eccellenti per gusto e consistenza delle carni (ovviamente di animali allevati rigorosamente all’aperto), qualità degli ingerdienti , accuratezza nella preparazione e hanno offerto al palato sapori netti e decisi quasi dimenticati. Hanno chiusa la cena i dolci “poveri”, che ben si adattano al menu. Il vino, servito in boccali di terracotta, come d’uso un tempo, era di produzione locale, schietto e genuino al pari delle portate che accompagnava.   


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